
televisione
10 aprile 2008
QuelloCheAmo 14

Con immensa gioia ho scoperto che da qualche giorno è ripresa su Italia 1 (tutte le mattine alle 7.20) la programmazione di uno dei miei cartoni animati preferiti di sempre. Mi riferisco a quel capolavoro per immagini noto come Anna dai capelli rossi (Akage no An), prodotto in Giappone nel 1979 con la supervisione del premio Oscar Hayao Myazaki e con la regia di Isao Takahata. La serie arrivò in Italia nel 1980 e riscosse immediatamente un enorme successo, tanto che il merchandising legato alla serie fu esteso (dalle figurine alle bambole). Anche il 45 giri dell'omonima sigla italiana divenne vendutissimo, nonostante fosse un evidente plagio di Rivers of Babylon dei Boney M. La serie fu trasmessa ripetutamente dalla Rai fino alla fine degli anni '90, quando i diritti di trasmissione passarono a Mediaset. La frequente programmazione di Anna ha permesso anche a quelli della mia generazione di apprezzare un prodotto di così grande qualità. E' quasi impossibile non innamorarsi di un personaggio positivo come quello della protagonista. Le vicende (tratte da un libro semi-autobiografico di Lucy Maud Montgomery) sono ambientate nell'isola canadese del Principe Edoardo all'inizio del secolo scorso. Anna è un'orfanella che per errore entra nella vita, forse troppo arida, di Marilla e Matthew, due fratelli quarantenni rimasti single. La gioia di vivere, l'ottimismo e la spiccata fantasia di Anna porteranno i due fratelli a prendersi cura della piccola bambina e darle quell'affetto che le era stato negato fin dalla nascita. La vita quotidiana di Anna scorre tranquillamente nella piccola cittadina rurale di Avonlea tra i giochi con la sua amica del cuore Diana e gli impegni scolastici, anche se incontrerà alcune difficoltà d'integrazione, ad esempio lo scontro con l'odiato maestro, che la porterà ad abbandonare la scuola per un certo periodo, o la sua ostinata repulsione per il compagno di classe Gilbert, che ha osato prenderla in giro per i suoi odiati capelli rossi. L'amore della sua nuova famiglia farà maturare Anna e le sue inclinazioni letterarie, anche se un evento luttuoso la porterà a ridimensionare le sue aspirazioni, senza però sminuire la sua realizzazione personale.
La qualità tecnica dell'anime è altissima, basti pensare agli sfondi in cui si svolgono le vicende della piccola Anna, spesso simili a dei pittoreschi acquarelli, e alla minuzia con cui sono ricostruiti anche i più piccoli elementi scenografici (ucciderei per il servizio da thè di Marilla!). I colori usati sono spesso molto tenui, senza scadere però in melense tonalità pastello. Magistrali le diverse combinazioni cromatiche che si alternano al passare delle stagioni.
Un inno alla diversità e all'importanza di
accettarsi per quel che si è, ma anche una storia di formazione, che,
nonostante sia impregnata di una certa etica protestante, spinge a
lottare per realizzare ciò che si sogna, dando vita ad una concezione
salvifica della fantasia.
mulder77atgmaildotcom 